6) Voltaire. Leibniz e il migliore dei mondi possibili.
A).

Uno dei maggiori "campi di battaglia" dell'illuminismo fu quello
della teologia. Questa lettura affronta il tema teologico del
"migliore dei mondi possibili". Il tono canzonatorio di Voltaire
ha come bersaglio soprattutto il suo ideatore, Leibniz. Alla fine
cessa il tono ironico e subentra la condanna morale.
Voltaire, Dizionario filosofico, voce "Bene, Tutto bene".

Bene (Tutto  bene) _ [_] Leibniz, che era certamente [_] un
profondo metafisico, rese al genere umano il servigio di
mostrargli che dobbiamo essere tutti molto soddisfatti e che Dio
non poteva fare per noi di pi, poich scelse necessariamente, tra
tutti i mondi possibili, quello incontestabilmente migliore.
Che ne sar allora del peccato originale? _ gli fu obiettato _. _
Ne faremo quel che potremo, rispondevano Leibniz e i suoi amici.
Ma, in pubblico, egli scriveva che anche il peccato originale fa
parte di necessit del migliore dei mondi possibili.
Come! Essere cacciati da un luogo di delizie, dove si sarebbe
potuti vivere sempre se non si fosse mangiata una mela; generare
nella miseria dei figli infelici, destinati a soffrire ogni male e
a farlo soffrire agli altri; subire tutte le malattie, provare
tutte le afflizioni, morire  nel dolore e, come rinfresco, venir
bruciati per l'eternit: tutto questo era proprio la sorte
migliore? Per noi, non  certo una sorte molto buona; in che pu
esser tale per Dio?.
Leibniz si rendeva conto che non si poteva risponder nulla: ragion
per cui scrisse dei grossi libri di cui lui stesso non capiva un
bel niente. Negare che esista il male potr esser detto per
scherzo da un Lucullo, mentre, in ottima salute, se ne sta a
tavola con gli amici e l'amante nel salone di Apollo. Ma basta che
egli si affacci alla finestra, e vedr degl'infelici; o che gli
venga la febbre, e sar tale lui stesso [_].
Il sistema del Tutto  bene rappresenta l'autore dell'universa
natura come un re potente e malefico il quale non si d nessun
pensiero che quattro o cinquecentomila uomini debban perire e gli
altri trascinare la loro vita nella penuria e nelle lagrime purch
egli possa venire a capo dei suoi disegni.
Nonch consolarci, la teoria del migliore dei mondi possibili 
disperante per i filosofi che l'accolgono. Il problema del bene e
del male resta, per coloro che cercano in buona fede di chiarirlo,
un caos insondabile; per coloro che amano disputare  un giuoco
intellettuale: sono dei forzati che giocano con le loro catene.
Quanto alle persone del volgo, che non pensano, esse sono
abbastanza simili a quei pesci che vengon fatti passare da un
fiume in un vivaio: non sospettano di trovarsi l soltanto per
esser mangiati in quaresima. Cos noi, con le nostre sole forze,
nulla sappiamo intorno alle cause del nostro destino. Mettiamo
dunque alla fine di quasi tutti i capitoli della nostra metafisica
le due lettere dei giudici romani, quando nono riuscivano a
intendere una causa: N. L.,  non liquet , la cosa non  chiara.
E. Chiari, Voltaire e il concetto di filosofia nel pensiero
moderno, G. D'Anna, Messina-Firenze, 1981, pagine 384-385.

B).

In questa lettura Voltaire prende di mira la dottrina della
Provvidenza divina, che fu oggetto di un grande dibattito fra gli
illuministi di tutta Europa. Egli la interpreta come la garanzia
che tutto ci che esiste sia stato previsto e sia  il prodotto di
una causa finale.
Voltaire, Dizionario filosofico, voce "Fine, Cause finali".

Fine, Cause finali _ Sembra che bisogni esser fuori di senno per
negare che gli stomachi siano fatti per digerire, gli occhi per
vedere, gli orecchi per udire.
D'altro canto, bisogna nutrire uno strano amore delle cause finali
per sostenere che le pietre sono state create per costruire le
case e che i bachi da seta sono nati in Cina affinch potessimo
avere del satin in Europa.
Ma, _ si obietta _ avendo Iddio evidentemente creato una cosa per
un determinato scopo, le cre tutte in vista d'uno scopo. E'
ridicolo ammettere la Provvidenza in un caso e negarla negli
altri. Tutto ci che esiste fu previsto, preordinato: non c'
ordine senza uno scopo, effetto senza causa. Dunque, tutto, senza
eccezione,  ugualmente il risultato, il prodotto d'una causa
finale; ed  tanto legittimo dire che i nasi sono stati fatti per
portare occhiali e le dita per esser ornate di diamanti quanto il
dire che gli orecchi sono stati formati per udire i suoni e gli
occhi per ricevere la luce.
E. Chiari, Voltaire e il concetto di filosofia nel pensiero
moderno, G. D'Anna, Messina-Firenze, 1981, pagine 384-385.

C).

Sull'argomento non possono mancare queste pagine del Candido,
nelle quali l'ironia di Voltaire raggiunge il massimo
dell'efficacia.
Voltaire, Candido ( pagine 242 e 278-279).
Pangloss gli andava spiegando come tutto fosse ordinato nel modo
migliore_ come i mali particolari contribuiscano al bene generale,
in maniera che quante pi sciagure particolari accadono, tanto pi
si pu dire che tutto  bene. Mentre cos ragionavano, l'aria
s'oscur, i venti presero a soffiare dai quattro angoli del mondo
e il vascello fu colto dalla pi terribile tempesta, proprio in
vista del porto di Lisbona_.
La met dei passeggeri, indeboliti e quasi esanimi per la
terribile sofferenza che il rollio d'un vascello infligge ai
nervi, agitando tutti gli umori del corpo, non era nemmeno pi in
grado di spaventarsi del pericolo. L'altra met urlava e pregava:
le vele erano strappate, gli alberi spezzati, il vascello spaccato
per il mezzo_ Candido s'avvicina al bordo, vede il suo benefattore
riapparire un momento per essere poi inghiottito per sempre dai
flutti. Sta per gettarsi in mare, ma il filosofo Pangloss glielo
impedisce, dimostrandogli che la rada di Lisbona era appunto stata
creata perch costui vi potesse annegare. Mentre egli sta provando
a priori il suo argomento, il vascello  inghiottito dal mare e
tutti periscono, salvo Pangloss e Candido_.
Appena messo piede nella citt, mentre ancora piangono la morte
del loro benefattore, sentono la terra tremare sotto i loro piedi;
il mare si solleva ribollendo nel porto, frantumando le navi che
sono all'ancora. Turbini di fiamme e cenere coprono le strade e le
piazze; le case crollano, i tetti precipitano, le fondamenta
cedono; trentamila abitanti di ogni sesso e di ogni et sono
schiacciati sotto le rovine_ Qualche scheggia di pietra aveva
ferito Candido; egli giaceva in mezzo alla strada coperto di
calcinacci. Egli supplicava Pangloss: Ahim, procurarmi un po' di
vino e di olio, sto morendo. _ Questo terremoto non  un fenomeno
affatto nuovo, rispose Pangloss; nella citt di Lima in America si
verificarono l'anno scorso scosse analoghe; stesse cause, stessi
effetti: deve esistere indubbiamente una lunga falda sotterranea
di zolfo da Lima fino a Lisbona. _ Nulla di pi probabile, replic
Candido; ma, per Dio, un po' d'olio e di vino. _ Come, probabile?,
replic il filosofo; sostengo che la cosa  dimostrata. Candido
perdette i sensi e finalmente Pangloss gli port un po' d'acqua
attinta alla vicina fontana_ Si diedero poi a lavorare insieme
agli altri scampati per soccorrere gli abitanti sfuggiti alla
morte_ Pangloss li consolava assicurando loro che le cose non
avrebbero potuto svolgersi altrimenti: Infatti, disse, tutto ci
 quanto vi potrebbe essere di meglio. Perch, dal momento che a
Lisbona esiste un vulcano, non avrebbe evidentemente potuto
trovarsi altrove. Infatti  impossibile che le cose non siano l
dove effettivamente si trovano. Perch tutto  bene.
Un uomo piccolo e scuro, famiglio dell'Inquisizione, che lo aveva
ascoltato, prese molto educatamente la parola per dirgli: A
quanto pare il signore non crede al peccato originale; perch, se
tutto  bene, non c' ragione di ammettere n la caduta n la
punizione.
_ Domando umilmente scusa a vostra eccellenza, rispose Pangloss in
modo ancora pi cerimonioso, ma la caduta dell'uomo e la
maledizione divina rientrano di necessit nel migliore dei mondi
possibili. _ Il signore dunque non crede affatto alla libert?
disse il famiglio. _ Vostra eccellenza mi scuser, disse Pangloss;
la libert pu sussistere insieme alla pi assoluta necessit;
infatti era necessario che noi fossimo liberi; perch insomma la
volont determinata_. Mentre ancora Pangloss si trovava nel bel
mezzo della sua declamazione, il famiglio fece un cenno del capo
ad un suo staffiere_.
Il dottor Pangloss e il suo discepolo Candido, appena finito il
pranzo, vennero presi e portati in prigione, l'uno per avere
parlato e l'altro per aver ascoltato con tono d'approvazione_
Candido, terrorizzato, sbalordito e smarrito, sanguinante e
semivivo, andava dicendo a s stesso: Se questo  il migliore dei
mondi possibili, come saranno gli altri?.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
quattordicesimo, pagine 538-540.
